Giulio Boschetti Carmen Municipale di Salerno recensione

Le premesse per una produzione che esaltasse i ruoli femminili e che avesse, diremmo i tag “libertà” e “gioventù” erano dichiarate alla vigilia, come scontata era la maestria di Daniel Oren. Tutto secondo previsioni nel successo dell’opera inaugurale della stagione del Teatro Verdi di Salerno, venerdì 28 aprile, con le interpreti femminili sugli scudi e a buona distanza, con il beneficio di un giudizio benevolo in ragione della giovane età, i colleghi uomini sulla scena salernitana. La profonda regia di Renzo Giacchieri ha dovuto fare i conti con un impianto scenico d’annata, ma l’impiego di praticabili laterali e soprattutto il dinamico e interattivo utilizzo della platea hanno creato un’illusione di profondità che il palcoscenico del Verdi non possiede.L’entusiasmo finale del pubblico che ha affollato il Teatro Municipale di Salerno ha ricevuto una corposa iniezione di ulteriore vitalità nella scena dell’ingresso nella Plaza de toros di Escamillo, che entra attraversando la platea, allorché ciascuno spettatore ha potuto ritmicamente sventolare di foulard bianchi, distribuiti nell’ultimo intervallo da solerti hostess. A sipario abbassato è standing ovation, con applausi generosi alla volta di tutti indistintamente e trionfo per Daniel Oren.

 

 

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