Dario di Vietri recensione Tosca Torre del Lago

Siamo ben lieti di riportare questa onesta e ben scritta recensione pubblicata dal sito Toscana Eventi&News a cura di Fulvio Venturi della rappresentazione di Tosca a Torre del LAgo che ha visto protagonisti numerosi artisti di PBMusic, Dario di Vietri (Cavaradossi), Francesco Napoleoni (Spoletta)

Diciamolo subito, questa del 63esimo Festival Puccini di Torre del Lago è una delle migliori produzioni di “Tosca” alle quali abbiamo assistito in rappresentazioni all’aperto. Serata ideale, rinfrescata da una leggera brezza, teatro ricolmo, pubblico tranquillo e attento. La dimora di Puccini, dove il Maestro ha composto molte delle sue opere fra le quali “Tosca” e dove adesso dorme il suo sonno eterno, si riflette al crepuscolo nelle acque appena increspate del Lago di Massaciuccoli.

“Tosca” è un’opera particolare. Le continue produzioni, l’appartenenza al repertorio più popolare e più amato, fanno in modo che spesso la “routine” abbia il sopravvento, così come le incrostazioni di una tradizione certamente aurea inducano l’attenzione dello spettatore a concentrarsi sulle frequenti oasi liriche della partitura, ovvero le arie.

Questa produzione torrelaghese è invece attenta al particolare, alla restituzione del capolavoro nella sua interezza.

Nel cast, elementi di rinnovamento. Abbiamo molto apprezzato il tenore Dario di Vietri per il timbro schietto e lo squillo del registro acuto che nel corso della serata, in frasi scoperte e attese, come “la vita mi costasse” e “vittoria! L’alba vindice appar” hanno mosso l’applauso a scena aperta. Ma Di Vietri, con una prestazione anche attenta dal lato tecnico, ha disegnato un Cavaradossi generoso e appassionato, lirico e partecipe. Un cantante in progresso e, data la giovane età, passibile di ulteriori miglioramenti.
Alberto Gazale, nella scia dei più distinti Scarpia, disegna un personaggio i cui tratti sono marcati dal braccio secolare della Chiesa. Fraseggio accurato, elegante, ora suadente, mellifluo, ora minaccevole e autoritario. Abbiamo in lui apprezzato la compostezza e la tenuta lungo il difficile secondo atto.

Hui He è una Tosca molto presente dal lato vocale. E finalmente, verrebbe voglia di dire. Voce piena, sonora, rotonda che domina una parte che rimane fra le più difficili dell’intero repertorio melodrammatico. Abbiamo ascoltato con attenzione Hui He nei passi più acuminati di una partitura nella quale fioccano i do sovracuti, tutti brillantemente risolti fino ad una rilucente “lama”, fino alla vibrante chiusa. Ma la cantante ha affrontato con proprietà di fraseggio anche tutti i momenti lirici, dal duetto con Cavaradossi che segue la sua entrata in scena, al “Vissi d’arte” del secondo atto, all’ispirato finale, dispiegando sovente anche un timbro veramente bello.

Adeguato il resto del cast, ove spicca il “bravo” Spoletta di Francesco Napoleoni e l’esperto Sacrestano di Claudio Ottino.

Il maestro Dejan Savic ha diretto con mano ferma, diremmo con la calma dei forti, l’orchestra del Festival Puccini. Di questa direzione abbiamo apprezzato la complessiva tenuta e, ove possibile, trattandosi di rappresentazione all’aperto, la cura del particolare, come nella restituzione delle atmosfere d’amore e di morte, dei lunghi addii, che aleggiano nel terzo atto sino al subitaneo, tragico, finale.
Bene il coro diretto dal maestro Salvo Sgrò, quando la “cantoria” rimane un’insidia scoperta alla quadratura musicale, il Te Deum è riconosciuto come un fascinoso affresco sonoro pienamente reso, e la “cantata” falso-settecento, comunque un pezzo di bravura. Con il coro “maggiore” citiamo anche le voci bianche dirette da Viviana Apicella e il pastorello di Sara Mancuso.

Da Enrico Vanzina, come da ogni regista non strettamente operistico, avremmo atteso soluzioni anticonvenzionali che non ci sono state. Lo spettacolo, tuttavia, fila liscio con meccanismi oliati come se fosse in prova da mesi. Belli i costumi di Floridia Benedettini e Diego Fiorini, suggestivo il lighting di Valerio Alfieri. Bel successo.

di FULVIO VENTURI

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